La montagna e l’uomo

Tempo stimato di lettura: 2 minuti e 40 secondi.

***

È un letto di pietre lisce; tonde.

È acqua che scivola; fredda.

È il cielo; limpido.

È l’aria leggera, fresca; buona.

È lo spazio; ampio.

È tutto ciò che allargando le braccia, muovendo il capo, ha visto, ascoltato, percepito.

Il vento che parla.

Il sole che scalda.

È montagna, la sua montagna.

È cresciuto avendola sempre accanto, dal giardino di casa alzava lo sguardo e lei lo salutava.

Era rassicurante, lui cresceva, cambiava, ma lei c’era sempre, guardiana della vita, paesaggio familiare in cui lo sguardo si va a consolare.

La vita sarebbe mutata, diventata dura, complicata, ma lei era una costante, una presenza secolare, pronta a ricordargli che per quanto l’uomo si affanni, la sua vita paragonata all’eterno è un battito d’ali, quindi affannarsi sì, ma fino ad un certo punto, gioire della propria esistenza, prendersi il proprio tempo.

Questo gli aveva insegnato.

Di generazione in generazione lei impartiva la sua lezione.

Lui credeva che sarebbe stato così per sempre.

Si sbagliava.

Un’altra persona si era frapposta fra lui e la montagna.

Una persona ignorante, ingrata.

Una persona che in una notte d’autunno l’aveva incendiata.

Ingrata, meschina.

Una persona che dalle fiamme traeva gioia, una persona che, usando come tramite il fuoco, aveva cercato di imporsi su di lei: la montagna.

La distruzione.

Questo ora vede dal proprio giardino.

Lui si era sentito inutile, non aveva potuto aiutarla, la sua montagna, curarla, aveva solo potuto con altri tentare di arginare le fiamme, ma il fuoco è potente, con lui non si scherza.

Ora la guarda, picchiata, umiliata, ferita; una lacrima.

È un uomo che piange per la vergogna, la vergogna di appartenere alla stessa specie di quello che si è permesso di farle così male.

Lei si rialzerà, ci vorranno anni, ma lui non la potrà vedere rialzata, di nuovo forte, lui potrà solo sperare che il fuoco non torni.

Si infila le scarpe, cammina sul sentiero.

Arriva in alto, c’è ancora il letto del torrente, quello in cui giocava da bambino.

Allarga le braccia, muove il capo, la sente.

Sotto la cenere la sua montagna c’è ancora, lei è più saggia, sa che esiste l’uomo buono e l’ingrato.

Sa che lei continuerà ad essere, tornerà più forte di prima, l’uomo ingrato per lei è solo un battito d’ali, un uomo che ha sprecato, provocando distruzione, il suo tempo.

La vita dell’uomo vale se contribuisce a migliorare il futuro, quell’uomo ingrato col passare del tempo sarà dimenticato.

Alla fine avrà vinto lei: la montagna.

***

Il giostraio prende la parola:

Ho scritto questo giro di giostra accompagnata dalla tristezza, lo dedico alle montagne del Canavese, le “mie” montagne, devastate dagli incendi; montagne che hanno conosciuto la mano meschina e ingrata di un uomo “cattivo”.

Il giostraio ti propone un brano da ascoltare dopo la lettura.

I ratti della Sabina – L’incendio:

8 commenti su “La montagna e l’uomo

  1. Una lacrima per le tue montagne
    e una carezza che faccia bene al tuo cuore.
    Credimi il dispiacere e’ grande anche per me,
    Che amo la montagna.
    La crudelta’ mentale e’ in ascesa perenne!
    😉 😉 😉 😉 😉 😉
    Ci vorrebbero Leggi dure… piu di Lei, per questi traditori del mondo…

    Grazie Valentina del tuo dolce scrivere e sempre nel cuore ⭐❤Roby⭐

    • Buona sera cara Roberta, scusa per il ritardo, il tempo è sempre poco purtroppo, grazie di cuore per questo pensiero, a domani per il nuovo giro di giostra!
      Un abbraccio.
      Il giostraio.

  2. Purtroppo questa persona che definisci “cattiva”, lui come molti altri in passato e in futuro sono “malati e ignoranti” provano piacere a fare questo e non si rendono conto di aver perso tempo in qualcosa di inutile e quindi continueranno a farlo

    • Buona sera Guido, eh, che dire? Nulla, perché so che per quanto io possa sperare che l’uomo si ravveda, queste persone ignoranti continueranno a farci del male, anche se la speranza resta!
      Buona serata, a domani per un nuovo giro di giostra.
      Il giostraio.

  3. Ho sentito, tanti anni fa, il sapore dell’odio e mi sono augurata di non provarlo più. Così è stato, ma se mai ne fossi presa di nuovo, sarebbe indirizzato verso chi commissiona queste stragi della Natura per profitto più che verso i “killer” prezzolati. Ora sono le tue montagne, ma ne ho visto gli effetti anche su crinali all’Elba ed è un effetto devastante sia per gli occhi sia per il cuore. Spero che venga fatto come allora là, proibire l’edificazione e ordinare il rimboschimento per amore della Montagna e di chi ci vive. Lei sarà sempre lì, spero sia messa in condizione di proteggere questo indegno genere umano più bravo a distruggere che a salvare. Un saluto caro col cuore pieno di amarezza. Grazie per quanto scrivi 😘🐞🍀

    • Buona sera Tina, scusa se rispondo solo ora, questa settimana è stata lunga, pesante e il tempo è stato troppo poco!
      Spero che anche questa nostra montagna possa essere tutelata e protetta, solo il tempo ci potrà rispondere.
      Aggiungo un pensiero per tutta la natura che cerca un amico nell’uomo e spesso trova una mano crudele, che amarezza!
      Grazie per queste tue parole, grazie per il tempo che mi regali leggendo, a domani, per un nuovo giro di giostra, un abbraccio.
      Il giostraio.

  4. Michele L'Erario

    Ciao giostraia, che bella descrizione hai fatto sulla montagna.
    Spazio ampio, aria fresca, acqua che scorre e fredda scivola via.
    La montagna che si lascia ascoltare in silenzio e con le braccia aperte quasi a volerla abbracciare tutta.
    La vita in montagna non è facile, che dire bisogna saperci pure camminare, ci sono le salite, quando è maltempo si toglie la corrente, fa sicuramente più freddo, si vive quasi più isolati, appartati, ma la vita è quella semplice, quella intima a diretto contatto con la natura; non frenetica in mezzo alla folla, al caos, al traffico.
    Si può vivere in montagna anche senza la mania di guardare sempre l’orologio, e ci vuoi mettere anche lo smartphone, il più delle volte c’è poco campo; sì, come dicevo quasi isolati.
    Non mi riferisco alla montagna turistica, ma alla montagna “montagna” quella vergine, quella che si lascia osservare da lontano dove tutto scorre, mentre lei sta sempre lì maestosa come se il tempo non le riguardasse, o meglio il suo tempo non è fatto di ore che passano scandite da un orologio.
    A tutti trasmette lo stesso messaggio, anche a quelli che la osservano dalla finestra della propria casa.
    La lezione che impartiva era sempre la stessa.
    ” La vita paragonata all’eterno è un battito d’ali”, affannarsi sì, ma bisogna imparare a vivere il proprio tempo, a goderlo, a trovare degli spazi quasi appartati dove il tempo non sono solo dei minuti che passano.
    Il tutto quasi con calma assaporando gli attimi.
    La montagna è questa.
    Tutto bello quello che hai scritto.
    Scorrendo con la lettura scopro poi che la montagna viene massacrata, lacerata dalle fiamme di un fuoco doloso, quasi a prendersela con lei per invidia, o forse c’è qualcosa di più, c’è la vigliaccheria dell’uomo disonesto!!
    Hai citato la parola lacrima nel tuo racconto, il tutto mi riporta al fuoco, alle lacrime, al dolore per la perdita di mia nonna per colpa del fuoco appiccato da una mano infame, era piena estate, 16 luglio, io piccolo quasi sette anni, mia sorella due, nel 1985.
    Sai, mia nonna ha sempre lavorato con il fuoco e per ironia della sorte per colpa del fuoco é venuta a mancare, intossicata dal fumo e parti del corpo bruciate.
    Mia nonna non ha mai avuto una vita facile, mai.
    Senza madre, cresciuta con la seconda moglie del padre ha dovuto lavorare quasi subito, tempi difficili, brutti, c’era la miseria, la guerra.
    Cresciuta si è sposata con mio nonno, prima però con un altro uomo che per malattia le è venuto a mancare, sposa mio nonno a guerra finita, quando nonno ritorna al paese, loro erano cugini di primo grado, figli di due fratelli, nonostante questo per scelta e necessità decidono di fare famiglia.
    Ritorno al fuoco.
    Mia nonna gestiva in paese un forno per la cottura del pane, nulla in confronto ai forni di oggi, non faceva il pane, lo faceva cuocere alle donne paesane, pane fatto in casa e lo portano lì per cuocerlo, non c’erano i soldi, solo la fame, tanta.
    Mia nonna al mattino presto andava a raccogliere legname povero per alimentare il fuoco del suo forno.
    L’ironia della sorte….
    Tu sai che ho un’azienda e in quel lontano 1985 qualcuno mise fuoco nei pressi di casa, nonna allarmata, stava solo lei, noi sotto la sua custodia, cerca di arginarlo, spegnerlo, ma fu tramortita dalle fiamme; il caso fortunato é che noi piccoli dormivamo quel pomeriggio, poi intervennero i soccorsi, ma per nonna non ci fu più niente da fare.
    Le fiamme devastano, sono un pericolo, uccidono.
    Giostraia, questa sera ti ho raccontato un capitolo della mia storia, il tuo racconto me l’ha permesso.
    Bella la montagna, l’uomo dovrebbe imparare molto da essa.
    Al giro sul “muro”.
    Spero di recuperare presto i racconti che mi mancano.
    Un abbraccio.

    • Buongiorno caro Michele,
      Finalmente trovo un po’ di tempo per rispondere.
      Hai colto la vita di montagna, una vita che forse col tempo si perderà, chissà.
      Vigliaccheria, tanta, troppa, l’uomo che appicca un fuoco non capisce che ogni fiamma che arde gli brucia pure dentro, non solo attorno.
      Mi ha commossa leggere di tua nonna, hai condiviso qualcosa di profondamente intimo, un evento traumatico che ha segnato la storia della vostra famiglia, terribile, mi dispiace molto, è qualcosa di così “forte” che a leggerlo sembra irreale, impossibile, invece la realtà ci insegna che può essere amata e crudele, più di quanto si possa immaginare.
      Non aggiungo altro, solo un pensiero verso tua nonna e verso te, grazie per esserti raccontato.
      Tu più di me, purtroppo, conosci il potete distruttivo del fuoco, mi dispiace molto.
      Un grande abbraccio.
      Il giostraio.

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