C’è conflitto, dentro e fuori

Tempo stimato di lettura: 3 minuti.

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La nostra società è un conflitto continuo, tra ciò che dona e ciò che toglie, tra ciò che chiede e ciò che pretende.

La società, se ne parla tanto, ma cosa sia realmente difficilmente si comprende, la si vive come un’entità distinta che regola le nostre vite.

Errore; la società siamo noi.

Creiamo quella che è definibile “società” attraverso le nostre interazioni con gli altri, le regole che imponiamo a noi stessi e agli altri, il problema sorge quando essa sfugge al nostro controllo.

Lo ha fatto, è diventata incontrollabile, autonoma, non sappiamo più chi la guidi, chi possa ora dominarla.

Parliamo e discutiamo di ideali persi, nuovi, ritrovati, senza averne coscienza.

Ci svegliamo al mattino, infiliamo un paio di pantaloni, una maglia, un paio di scarpe, indossiamo la nostra quotidianità, accendiamo l’auto, la radio, al primo stop imprechiamo contro un altro automobilista, è come noi, ma diverso, lui non l’ha fatto, lo stop, così abbiamo dovuto premere a fondo il pedale del freno per evitare lo scontro.

Suoniamo il clacson, agitiamo la mano e dentro di noi pensiamo: “che gente che c’è in giro, una volta non era mica così, ma dove stiamo andando?”.

Poi, se siamo dell’umore giusto, aggiungiamo anche un: “si stava meglio quando si stava peggio”.

Bene.

Abbiamo messo in scena lo stereotipo dell’essere umano contemporaneo.

Ma davvero “prima”, in un prima generico, indefinito, le cose erano così diverse?

No, non lo erano, erano uguali.

Solo che “prima” avremmo potuto agire, cambiare noi stessi per cambiare questo “scomodo andazzo”, educare per educarci.

Ma non l’abbiamo fatto.

Era difficile, complicato, frustrante.

“Perché devo sforzarmi solo io?”

“Perché intorno a me tutti sono menefreghisti?”

Eh già, perché?

Meglio dire che “prima” tutto era diverso, migliore.

Meglio non pensare che, sotto sotto, la società siamo noi, che se non riusciamo ad imporre un “andazzo” diverso a noi stessi, alla persona che siamo, come possiamo pretendere che lo facciano prima gli altri?

Sembra che tutti si stia qui aspettando.

Come si aspetta un treno alla fermata.

Aspettiamo che altri cambino, che altri guidino la società, guidino noi, come un macchinista il treno, così, quando sarà tutto già “aggiustato”, potremo salire anche noi su questa ritrovata umanità e festeggiare.

Fosse così semplice sarebbe già accaduto, non credete?

Non c’è un macchinista ferroviario per questa società, ci sono solo tante piccole gocce legate assieme, tante piccole vite che scorrono, scivolano nel mondo, alcune sono più forti, determinate, lasciano solchi, indelebili.

Così immoliamo queste figure all’altare della storia, le ammiriamo, ma non le emuliamo.

Perché accade?

Rispondetemi, perché non si emula il bene?

Sì, lo so, di “buone persone” è pieno il mondo, sì, ma non sono mai abbastanza.

Ci osserviamo sfiorare la deriva aspettando un treno guidato da altri.

Non possiamo guidarlo noi?

Tutti insieme.

No, non si sa da dove cominciare.

Forse, un dubbio, forse non è rilevante il “dove”, forse basta solo cominciare.

Ma è difficile, complicato.

C’è conflitto, dentro e fuori.

C’è conflitto tra questi stessi pensieri.

Vabbé, diciamolo.

Si stava meglio “prima”, sì, prima tutto era più facile, più semplice.

Prima eravamo migliori, no, prima non ci avevamo riflettuto sopra e ci credevamo migliori.

Adesso lo so, non sono migliore, mi lamento, provo a fare qualcosa di diverso, ma al primo ostacolo smetto.

Ritorno alla fermata, vado ad aspettare quel treno.

Che confusione.

Sì, stavo meglio prima, sì, prima di esporre questi miei conflittuali pensieri.

Rispetto a prima almeno ora lo so, ne ho la certezza, c’è conflitto.

C’è conflitto, dentro e fuori.

Tra ciò che si desidera, ciò che si sogna e ciò che si fa, concretamente.

Il giostraio ti propone un brano da ascoltare dopo la lettura.

Renato Zero – Ti andrebbe di cambiare il mondo?:

10 commenti su “C’è conflitto, dentro e fuori

  1. “si stava meglio quando si stava peggio” quante volte l’ho già sentito!!
    mi fai sempre riflettere, ti ringrazio! al prossimo giro di giostra! Fede

    • Buon giorno Fede,
      Grazie per esserti ricordata del giro di giostra
      Lo si dice sempre eh?
      Sono proprio contenta che questo giro di pensieri ti sia piaciuto, un abbraccio e al prossimo giro di giostra :-*
      Il giostraio.

  2. Bravissima come sempre!!
    Riflessioni evolutive,
    che portano a pensieri di un complicato vivere.
    Ti lascio il mio saluto caro
    E ci sentiamo al prossimo giro, un bacio ~☆~Roby

    • Buon giorno Roberta,
      Grazie, questa volta è stato in giro di giostra di pensieri “in conflitto” 😉
      Grazie di cuore, ti ho già ringraziata per non aver dimenticato questo appuntamento, ma ti ringrazio di nuovo!
      Al prossimo giro, un caro abbraccio.
      Il giostraio.

  3. Ciao cara,è vero siamo noi che costruiamo la società e non possiamo lamentarci se non ci impegniamo a migliorarla,dobbiamo avere la volontà di farlo solo cosi potremmo vivere in un mondo migliore…!!!

    • Buon dì, scusa se tardo a rispondere ma il tempo questa settimana mi è “tiranno”.
      Proprio così, mi domando però come mai sembra sempre che questa nostra volontà tanto forte all’inizio, poi diminuisca per esaurirsi, chissà…
      Buona giornata, al prossimo giro di giostra e grazie per il commento!:-*
      Il giostraio.

  4. Lo dico e lo scrivo molto, troppo, spesso…la società siamo noi. Già, ma nessuno replica. Bravissima, hai dato voce ai miei pensieri a tutto tondo e in modo encomiabile. Purtroppo non servirà perché la maggior parte della “gente” vive all’insegna del…”vai avanti tu che a me mi vien da ridere”. Siamo tutti perfetti, quelli sbagliati sono gli altri. Grazie 😘🍀

    • Buongiorno Tina,
      Infatti”la società siamo noi”,ma poi alla fine si pensa sempre “ci proverà qualcun’altro, io non ho tempo”.
      Ahahah mi hai fatta sorridere allo schermo 😉 “vai avanti tu che a me vien da ridere” bellissima e vera!
      Eh sì, infatti pensandoci su ho capito che alla fine sbaglio anch’io, parlo tanto ma poi mi perdo nei miei stessi pensieri.
      Ti auguro una splendida giornata,un abbraccio,al prossimo giro di giostra:-*
      Il giostraio.

  5. Michele L'Erario

    “Si stava meglio prima, o si stava meglio quando si stava peggio”.
    Condivido ogni riga di questo racconto.
    Credo che prima c’era motivo di lamentarsi, oggi ci lamentiamo e basta; come se tutto fuori posto, o le cose ci sfuggono, o ancora più grave quando le cose ci vengono imposte senza via di uscita.
    Credo che oggi ci lamentiamo solamente.
    Vorremmo vivere in una società migliore, più attenta all’esigenze di tutti.
    Ma poi ci dimentichiamo che la società siamo noi, e se essa ha preso un’andazzo, quasi sfuggita dal nostro controllo, credo che di tutto questo la colpa è soltanto nostra.
    Ci affidiamo ai politici, questi poi li rendiamo colpevoli di tutto.
    Sarà pur vero che” fatta la legge, trovato il modo per arginarla”, comunque anche la politica ha le sue colpe, molte; incapace oggi di essere guidata da ideali che si tramutano in fatti concreti.
    La società siamo noi, e tutti devono contribuire a migliorarla dalle piccole cose di ogni giorni, fino ai grandi temi che attanagliano il vivere di oggi.
    Sì, ognuno deve fare la propria parte e non solo lamentarsi.
    C’è un conflitto dentro e fuori, più fuori che si ripercuote sul quello interno, le scelte non sono facili, rese ancora più difficoltose perché c’è un fuori arido, asciutto, dove l’acqua è di pochi, non scorre in ugual misura per tutti; le famose porte aperte per pochi.
    Si viveva meglio quando si viveva peggio.
    È divenuto una frase a portata di tutti, quasi a conclusione di ogni discorso che si fa, il nostro lamentarci sfocia in questa frase.
    Cosa penso, oggi ci sono molte comodità, prima c’erano i valori.
    Prima c’era il senso di appartenenza che ci legava, oggi troppo individualismo, individui singoli senza un nesso di appartenenza, siamo on-line, ma i rapporti veri dove sono finiti.
    Il male di oggi è tutto qui.
    Individualismo genera i conflitti, si pensa a se stessi e poco al vivere insieme, si pensa ai propri interessi e non al bene di tutti.
    L’individualismo rende questa società come qualcosa di diverso da noi, estranea a noi stessi,
    La società siamo noi, come cantava Fossati ” la storia siamo noi”, la facciamo tutti insieme, anche nel proprio piccolo.
    Prima la famiglia era non solo grande numericamente, ma grande come importanza, i valori, il rispetto, l’aiuto che essa dava a ciascun componente; le famiglie unite formavano le comunità, il vivere sociale fatto di relazioni reciproche.
    Penso che dovremmo fare un passo indietro solo per le relazioni “vere” per fare un grande passo in avanti.
    Con questo ti saluto, ciao Valentina.
    Dai tuoi racconti ho capito che la tua è una bella famiglia, con tante difficoltà della vita, ma mai ti hanno fatto mancare quei valori che nei tuoi racconti sono sempre messi in primo piano, da me condivisi, perché sono gli stessi della mia famiglia.
    La famiglia, la nostra storia.
    “La storia siamo noi”.
    A presto.

    • Buona sera Michele,
      esatto, condivido le tue parole, cerchiamo una società “migliore” ma la viviamo come una ricerca oltre noi, che non ci coinvolge, quando invece questa ricerca dovrebbe proprio “partire da noi”.
      Ah, la politica, un tasto dolente, ormai non troviamo più figure in essa in grado di rappresentarci davvero, si percepisce una “perdita di ideali”, forse è accaduto davvero, gli ideali si son scordati, tanto belli nei film, ma per la realtà “fuori moda”, diciamo così.
      Il tuo paragone fra l’acqua (poca) e questa nostra società lo trovo perfettamente calzante!
      “Le porte aperte per pochi” vorrei averlo scritto io 😉
      Hai proprio ragione, non siamo mai stati individualisti come “oggi” che tristezza, che amara constatazione.
      Hai ragione, se tornassimo a pensare al “vivere assieme” tutto sarebbe diverso!
      Hai ragione, prima la “famiglia” era tutto, ora la stiamo amaramente perdendo, per la famiglia ci vuole anche tempo e il tempo ormai è sempre poco…
      Condivido tutto ciò che hai scritto, mi piacerebbe che lo leggessero in tanti, se tutti la pensassero così…beh, si cambierebbe “questo scomodo andazzo”.
      Che bella la tua conclusione: “La famiglia, la nostra storia.La storia siamo noi”.
      Devo tutto alla mia bisnonna e ai miei nonni, sono loro che mi hanno insegnato il valore della famiglia, per me è tutto, un’altra “cosa” che abbiamo in comune.
      Ti auguro una buona serata.
      Un grande abbraccio.
      La giostraia, Valentina.

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