Come gira il mondo

Tempo stimato di lettura: 2 minuti e mezzo.

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Camicetta abbottonata fino al collo.

Giacca che sottolinea il punto vita.

Gonna qualche centimetro sopra al ginocchio.

Scarpe scomode; ma è l’altezza a farla “la mezza bellezza”, quindi servono, servono sempre.

Inutile raccontare storie, inutile coprire la verità con quel velo: il velo dell’ipocrisia.

Inutile negare: l’abbigliamento è l’essenziale.

Dopo i sei centimetri di tacco, per ogni centimetro aggiunto, la donna guadagna altezza e l’altezza si sa, è lei a farla: la mezza bellezza.

Ma non si tratta di bellezza, è fascino.

Questa presenza misteriosa che può rendere una semplice donna: potente.

Se sei uomo hai poca scelta, una bella cravatta non basta: serve carisma.

Se sei donna hai un aiuto in più, una donna con un bel paio di scarpe ha già raggiunto parzialmente il suo obiettivo: farsi notare.

Ma poi, lo è davvero?

È davvero questo il suo obiettivo, oppure una donna ambisce di più a farsi rispettare, ammirare per le proprie capacità, per il proprio carisma, piuttosto che per l’abbigliamento indossato?

Però, dopo tutto, non è la stessa cosa per l’uomo?

Anche l’uomo se vuole farsi percepire autorevole, professionale, deve indossare il classico completo giacca e cravatta.

Quindi, riassumendo: l’abito fa il monaco.

E sarà proprio quel centimetro di tacco in più a fare la differenza per una donna, la quale dovrà fare due volte attenzione: tacchi alti sì, vertiginosi no, altrimenti verrebbe percepita sì come una professionista, ma di un mestiere diverso, quello che universalmente è definito come il più antico del mondo.

Eh già, un uomo che non è vestito bene, al massimo sembrerà uno straccione, uno poco raccomandabile, insomma: un poco di buono.

Una donna con un determinato abbigliamento, magari con qualche centimetro di tacco in più, la scollatura un po’ più profonda, la gonna leggermente più corta, sembrerà una poco raccomandabile, una poco di buono; accezione che utilizzata al femminile conduce sempre lì: al mestiere più antico del mondo.

Eh già signori.

Non c’è niente da fare.

È la malizia negli occhi di chi guarda a fare la differenza, ma è anche “la Storia”, storicamente un uomo non è stato mai percepito come “colui che mette in vendita il proprio corpo”; la donna sì.

La donna dei tempi antichi ha sfruttato ciò che aveva: niente oltre al corpo e così si è creata questa percezione.

Difficile oggi scrollarsela di dosso.

Difficile cambiare la percezione che di essa ha il mondo.

Così, in questa continua competizione tra uomini e donne ci sono due assiomi che sono divenuti basilari.

Per l’uomo: l’abito fa quasi sempre il monaco.

Per la donna: l’abito la fa spesso puttana.

Sì, puttana: la ritenete una parola sconveniente?

Eppure, eppure ditemi cosa pensate quando incontrate una donna con tacchi vertiginosi, gonna corta e borsetta…

Facciamola più complicata: eppure, eppure ditemi cosa pensate quando una ragazza di appena vent’anni, vestitino leggero, qualche cocktail di troppo, piangendo racconta lo stupro appena avvenuto…

Ci siamo capiti.

Tutti siamo colpevoli per come “gira il mondo”, uomini e donne, non ci sono esclusi.

Il giostraio ti propone un brano da ascoltare dopo la lettura.

De Andrè – Bocca di Rosa: