Il capriccio

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Pugni stretti.

Lacrime.

Piedi che battono.

Pugni stretti che oscillano su e giù.

Lacrime di coccodrillo.

Piedi che battono a terra per fare più rumore.

È un capriccio e lei, beh, “lei è una bimba capricciosa” avrebbe pensato l’ignaro passante impegnato ad attraversare la piazza.

Questi; i suoni che giungevano da una piccola casa all’angolo destro della piazzetta del paese.

Suoni molesti; fastidiosi.

Suoni che stridono con la quiete di un sabato pomeriggio d’autunno.

A sentirlo da lontano, di sfuggita, l’atteggiamento era proprio quello, il fastidioso piagnisteo di un capriccio.

I capricci: quelli che fanno tutti i bambini, arrivano all’improvviso, scuotono tutto e poi, quando il fiato inizia a mancare, quando proprio le forze diminuiscono, scemano in singhiozzi rumorosi che, solo alla fine, si fanno muto lamento.

Quanto tempo sprecato per un insulso capriccio.

Eh no, non pensarlo, è sbagliato.

I capricci sono importanti: fondamentali.

Dopo ogni capriccio si cresce.

Questo stava facendo quella bimba: cresceva, con i suoi tempi, piagnisteo dopo piagnisteo.

I capricci aiutano a comprendere e misurare i propri limiti: ciò che si ha, si può avere, si vorrebbe e proprio mai si otterrà.

I capricci tendono i nervi dei genitori, ma disegnano i confini del carattere dei bambini.

Non urlare ad un bimbo di fare silenzio, non soffocare il suo battere i piedi.

Non trasformare prima del tempo quel pianto in muto lamento.

Lascia che i piccoli uomini possano farlo, piangere, urlare e sbraitare quanto gli pare, solo perché gli va, solo perché per loro è giunto il momento di farlo: stringere i pugni e battere i piedi.

Perché l’istinto ci suggerisce di bloccare sul nascere ogni capriccio?

Perché sono fastidiosi?

No: è l’invidia.

Oh già.

L’invidia che provano i “grandi”, gli adulti, verso i bambini che possono concedersi il lusso di strillare quando le cose non sono come vorrebbero oppure solo perché gli va.

Ammettiamolo, qualche volta la voglia è forte: battere i piedi e gridare sperando che ciò che vogliamo venga concesso, oppure farlo solo per fare rumore, così, tanto per occupare il tempo; invece i capricci sono solo per i bambini.

Perciò cerchiamo di esserlo, coscienziosi, cerchiamo di concedere ad ogni bambino il suo capriccio, perché dopo, una volta cresciuti, non sono più concessi.

Che peccato però…

Ogni tanto mi verrebbe proprio da farlo: stringere i pugni, lacrime di coccodrillo, battere i piedi per fare più rumore e ottenere ciò che voglio.

Ora l’ho capito.

Ho capito perché Peter Pan proprio non ne aveva intenzione, proprio non voleva farlo: crescere.

Il giostraio ti propone un brano da ascoltare dopo la lettura.

Toquinho – Acquarello: