Quando il passato brucia

Questo racconto è crudo, duro, scotta.

Perché l’ho scritto?

Semplice, perché ritengo che descrivere e raccontare la realtà, sia anche questo.

Chiunque voglia scrivere, rappresentare e dipingere la realtà con le parole, deve anche addentrarsi nel buio, troppo semplice guardare il quotidiano da lontano e discorrere solo di ciò che è positivo.

Scrivendo si spazia dalla fantasia al reale, ma cos’è la fantasia se non la trasposizione del reale filtrato dal nostro inconscio?

Chiunque voglia fare solo letture leggere oggi dovrà scendere dalle Parole in Giostra e tornare il prossimo venerdì, poiché oggi il giostraio porterà, chi ha deciso di rimanere, in un angolo buio, dove la luce fatica ad entrare.

L’abbracciava stretta, mentre le lacrime, incontrollate lacrime, la bagnavano tutta.

Stringeva a se la sua confidente, amica fedele che mai l’avrebbe tradita.

Era inerme davanti a quella piccola creatura che, proprio in lei, cercava rifugio, ascoltava in silenzio il suo dolore crescere, diventare più forte.

La forza del dolore, serviva a quella creatura, senza quella forza si sarebbe persa nei suoi pensieri che in quel momento erano solo confuso tormento.

Non c’era altro spazio, la sua mente era colma, talmente colma da farle credere che, di lì a poco, i pensieri sarebbero usciti e l’avrebbero schiacciata, soffocata; ma non c’era spazio neanche per quello, chiusa in quella stanza, respirava e piangeva, ricordava e non voleva.

Purtroppo capì, non c’era più spazio, non c’era più tempo.

Si ripeteva, crescendo, che avrebbe dovuto buttare giù tutto, sapeva che in futuro si sarebbe presentato il conto, ma come poteva pensare che sarebbe stato così?

Poco più di una timida donna, pagava i conti per quel che viveva ora e aveva vissuto da bimba, non era pronta si ripeteva, ma non lo sarebbe mai stata.

Si stringeva a lei, ancora più forte, era la sua ancora, si sarebbe potuta allontanare verso il passato rimanendo legata a lei nel presente.

Non voleva farlo, tornare indietro, piangeva per questo, si sentiva tirata verso qualcosa che non voleva vivere ancora; non riuscì più a resistere, era troppo.

Eccola, vivida esperienza del suo passato.

Si guardò attorno, era nella sua camera,  tornata bambina, nuovamente intrappolata a vivere il dolore della violenza.

La sentiva, la violenza, ma non la capiva, aveva solo sei anni, ora ne aveva molti di più era una donna, ma lì, aggrappata a quella sedia a dondolo, aveva solo sei anni.

Non è come vivere un film, è teatro, sul palcoscenico c’è tutto, ogni emozione ha la sua maschera pronta a portarla in scena.

Si vive sulla propria anima il passato, si sente di nuovo tutto, si precipita in quel tempo, ci si confonde su quale sia la realtà, chiusi in un teatro da cui si uscirà solo al calar del sipario.

Bruciavano i graffi di quelle emozioni, per troppo tempo schiacciate, la bambina chiedeva attenzione alla donna che era diventata, esigeva un po’ di calore, un abbraccio, considerazione.

Forse anche un complimento, per aver visto le mani di un uomo tra i capelli della mamma, stringerli e sbatterli a terra, per non essersi mai chiesta: perché la mamma non scappa, perché non mi regala serenità?

Se la sarebbe fatta quella domanda, verso i dieci anni, in quel momento, invece, era stato meglio lasciar le domande ad una bambina più grande.

Riaffiora, stringendo la sua ancora un poco più forte, al presente, portando con se il dolore passato che esigeva di essere considerato.

Non ha capito cosa sia successo, le lacrime l’hanno bagnata tutta, in bocca ha il sapore del suo dolore, nella pancia trema la passata mancanza di affetto.

Ora sa che dovrà affrontare il passato, gli deve quella considerazione che mai gli ha concesso, troppo occupata a reprimere, lasciando il dolore di ieri per quello dell’oggi.

L’abbraccio ora si allenta.

Riprende il comando del proprio corpo, della sua mente, sente una ruvida lingua che cerca di asciugarle le lacrime, guarda quegli occhi felini, li ringrazia.

Un giorno, nel mezzo della sua lotta col passato, qualcuno le spiegherà cosa sia il DPTS, disturbo post-traumatico da stress.

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