#UnaVitaAlBuio

Tempo stimato di lettura: 3 minuti.

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Sono le 18.48.

Un treno è appena passato, bagnato, i pendolari all’asciutto hanno colto quell’odore: odore di pioggia.

La pioggia mischiata all’aria di oggi ha un odore unico: metallico.

Il metallo dei binari bagnati.

Caviglia sottile, décolleté rosse, capelli ordinati.

Non è lei ad attrarre lo sguardo.

È lui: occhi di ceramica, sguardo sghembo.

Bastone di alluminio leggero, piegato, stretto e appoggiato sul grembo.

La mano morbida stringe un guinzaglio corto e rigido.

L’altra appoggiata sul fianco.

Un tappeto di pelo ruvido sotto la mano.

Un largo sorriso.

Sorride perché lo sa, lo percepisce: è osservato.

Le persone alzano la testa dallo smartphone, curiose: lo fissano.

La vista, gli manca la vista.

Una vita al buio.

Un largo sorriso.

Chi lo osserva si rattrista, compatisce: poverino, come fa in questo mondo pieno di immagini colorate, di selfie e istanti imprigionati in lucidi schermi elettronici, a non sentirsi escluso, perso nel buio che lo circonda?

Un largo sorriso.

Lo sa, è vero, nella vita gli mancano i colori, ha sofferto, soffre ancora, ma lui ha guadagnato altri colori, i colori dei profumi, dei suoni, delle forme, istanti magici che quelli impegnati ad immortalarsi in selfie continui: perdono.

Perdono tutta una vita, persi nei colori di una foto, persi nell’apparenza del momento in cui il selfie è stato scattato.

Silenzio.

Click muto.

Un passante prima di salire sul treno l’ha fotografato, lo pubblicherà su Instagram o Facebook, fingendosi profondo conoscitore dell’animo umano, in grado di raccontarlo con uno scatto: #UnaVitaAlBuio.

Un largo sorriso.

Tutti lo osservano da lontano, non si avvicinano: hanno paura.

Temono la sua disabilità, temono il suo quotidiano “vivere al buio”, così lo osservano sperando che lui non se ne accorga.

Un largo sorriso.

Li incuriosisce, perché sorride?

Sarà mica, poverino, oltre che cieco, anche folle?

Un largo sorriso, sbatte le palpebre, si volta, gli occhi di ceramica paiono poter davvero scrutare l’orizzonte.

Sorride in silenzio, loro sanno di essere al mare perché lo vedono, vedono il bianco fondale, l’azzurro, i gabbiani volare.

Sorride, lui sa di essere al mare per i rumori ed i profumi.

Lui i gabbiani li sente volare e starnazzare lontano, lui non lo vede, ma del mare la sente: la risacca.

Lui sa che la costa è cosparsa di finocchietto selvatico, l’odore di pioggia è il più forte, ma dopo, dopo c’è tutto un mondo di profumi e sapori.

Loro il finocchietto selvatico lo scopriranno solo dopo averlo visto, loro non sanno ancora com’è la natura che incontreranno.

Lui invece sì, ne sente già l’odore.

I sensi a loro disposizione son 5, ne usano principalmente uno: la vista.

Gli altri li sfruttano solo occasionalmente, per farlo si devono concentrare.

I sensi a sua disposizione son 4, lui li sfrutta tutti appieno.

Lui per ricordare un luogo in cui è stato, scaverà nella memoria e li ritroverà tutti nei ricordi: odori, sensazioni, suoni, che poi non son altro che emozioni provate.

Loro per ricordare un luogo in cui sono stati scaveranno nelle immagini e nei selfie, odori, sensazioni, suoni piatti; piatti come la foto ritratta nello schermo.

Ecco com’è #UnaVitaAlBuio: è appena stata raccontata.

Il giostraio ti propone un brano da ascoltare dopo la lettura.

Takagi & Ketra ft. Lorenzo Fragola & Arisa – L’esercito del selfie:

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