Sotto al tappeto

Tempo stimato di lettura: 2 minuti e 30 secondi.

***

Quante cose ho trovato.

Cose nascoste alla vista.

Cose dimenticate.

Cose perse.

Cose cercate e mai ritrovate.

Ho trovato tutte queste cose e anche altre.

Alcune le ho restituite, alcune messe da parte, altre le ho spostate e messe in “bella mostra” perché le ritrovassero loro, da soli, così che non capissero di averlo avuto: il mio aiuto.

Altre ancora le ho lasciate; lì dove le avevo trovate, per loro non era proprio il momento, così le ho lasciate lì: sotto al tappeto.

Sotto a quel tappeto si può trovate un poco di tutto.

Tanta polvere: tempo passato.

Tanti ricordi: dolorosi, ma anche felici e preziosi, ricordi che si vuole nascondere al mondo, così finiscono tutti lì, nello stesso posto.

Desideri: passioni, amori e sogni sopiti, messi da parte, in attesa che la polvere cada e un giorno possano rivedere la luce.

Colpe: accidentali o dolose, che non si ha avuto il coraggio di ammettere.

Sbagli: di tipi diversi, anche quelli commessi in buona fede.

Incontri: ritenuti superflui, poco importanti, ma che non si sono potuti “buttare”, così, non sapendo dove riporli, sono finiti anch’essi lì.

Possibilità: ogni scelta, ogni opportunità che per dovere, per noia o per poco coraggio, non sia stato possibile raccogliere, ma che si sarebbe tanto voluto…

Quante cose si possono scoprire con un poco d’audacia.

Loro però sotto a quel tappeto o non ci guardano o ci guardano poco.

Troppo timore nel farlo: alzarlo.

È un tappeto grosso, quando si fermano a guardarlo pensano che alla fine stia bene così, proprio dove l’hanno posato e lasciato.

Sono io che lo faccio: alzarlo.

Sono io che mi prendo questa “scomoda briga”, ogni tanto lo alzo, ci guardo sotto, sposto la polvere, la raccolgo, raccolgo il tempo che è passato, gli anni che sotto al tappeto hanno trovato riposo e cerco il resto, quello che è stato abbandonato, dimenticato.

Rifletto; faccio le mie considerazioni: scelgo.

Scelgo cosa riportare alla luce, scelgo cosa sia necessario rammentare o semplicemente far riaffiorare come sfocato ricordo, loro non capiscono, ma sono io che agisco.

Non avete ancora capito chi io sia?

Io sono l’inconscio: l’addetto alle pulizie della coscienza.

Adesso che mi sono presentato ditemi un po’, voi sotto a quel tappeto cosa avete riposto?

Perché ci sono cose che sotto ci stanno proprio bene, cose che hanno trovato il loro posto, ma altre, altre sono finite lì solo per caso, ogni tanto sarebbe bene guardare e controllare cosa ci sia sotto al vostro tappeto.

Pensateci, voi cosa ci avete nascosto?

Il giostraio ti propone un brano da ascoltare dopo la lettura.

Ligabue – Ho messo via:

 

4 commenti su “Sotto al tappeto

  1. Molto bello, ti faccio i complimenti.
    Come sempre spunti di riflessione per i prossimi giorni! Grazie a presto! Fede

    • Grazie, uno spunto di riflessione che credo non si esaurisca mai, questi tappeto è davvero ampio e non si sa mai cosa sotto si possa trovare!
      Buona serata e al prossimo giro di giostra.
      Il giostraio.

  2. Michele L'Erario

    Rifletto sulla scelta che hai fatto: quella del tappeto.
    Lì sotto si può trovare di tutto, dalle cose dimenticate, quelle finite per caso, anche le cose perse che se pur cercate non sono state più ritrovate.
    Non un cassetto, o un qualsiasi angolo nascosto della casa, il tappeto: speciale, perché capace di nascondere qualunque cosa in modo accidentale, casuale, senza che ci sia la volontà di qualcuno.
    È raro che si scelga di custodire dentro un cassetto qualcosa che non abbia valore, o che si ritenga importante in un secondo momento; e poi dietro c’è sempre la volontà del soggetto.
    Il tappeto, diciamo, non presta attenzione a tutto ciò che può nascondere, la natura delle cose nascoste è diversa, tutte mischiate tra loro; dove la polvere “il tempo che passa” la fa da padrone.
    Fai un elenco di quello che possiamo trovare, solo il tempo le affina di valore, le cose belle tali resteranno, anzi saranno percepite ancora meglio; quelle brutte saranno sempre una fitta al cuore percepita senza preavviso.
    Sì, nessuno ti avvisa, perché qualcuno dovrebbe?
    Trovo interessante tutto questo, di tirare “in ballo” da parte tua l’inconscio: è lui che si prende la briga di sollevarlo, il tappeto, scegliendo cosa sia più opportuno scoprire, mica ti avverte, lo fa e basta, qualcuno le pulizie dovrà pure farle.
    Potremmo dire che l’inconscio porta tutti i nodi al pettine, e se poi questi faranno male, non sarà colpa né del pettine e né dell’inconscio.
    Sì, se solo ci avvisasse, saremmo più preparati, forse questa è una osservazione che potremmo inoltrargli, ma non ci sono solo nodi, spine, anche tutto il resto.
    Profumi, sapori, colori, immagini, suoni, e le nostre azioni, e quelle degli altri.
    Con un profumo, l’inconscio ci riporta indietro a quando eravamo bambini, in un attimo, a distanza di anni, mentre chi sa che cosa stiamo facendo e che cosa siamo diventati.
    Mi piace come hai messo su questo giro, l’idea dell’inconscio che fa le pulizie, e la natura di quel tappeto che si fa scoprire a tempo debito.
    Per certi versi, questo tuo racconto, mi riporta alla mente il detto popolare ” fai del bene è scorda, fai del male è pensaci”.
    Siamo quotidianamente immersi nel presente delle nostre azioni, hai parlato pure della grande “corsa” che la vita ci fa fare, che ci porta a dimenticare le cose, perderle per strada, guarda caso senza volerlo, giostraia dove finiscono?
    Sotto il tappeto!!
    Alle nostre dimenticanze corre in aiuto l’inconscio, ci fa le sorprese, le “carrambate”, in questo caso non ci sono nodi, c’è tutta la bontà che siamo stati, e l’inconscio ce la fa rivivere a modo suo, che bel regalo che ci fa!!
    Ci sono poi quelli, diciamo di poca coscienza, operano senza farsi molti scrupoli.
    Mi chiedo se la coscienza bussi loro da qualche parte, o se è muta, o non viene mai ascoltata.
    Non so rispondere, però siamo entrambi sicuri che esiste anche per loro un tappeto che ingloba polvere e tanto altro ancora.
    E loro ci pensano, sì che ci pensano, non hanno il coraggio di sollevarlo quel tappeto; più che altro sperano che tutto rimanga lì sepolto sotto la polvere.
    È qui che si sbagliano, perché le pulizie, quelle buone “di primavera” arrivano sempre.
    C’è chi penserà a farle arrivare, e per loro ci saranno solo fitte, nel cuore del giorno, della notte, non troveranno pace.
    Perché, l’inconscio aspetta solo il momento giusto, che arriva.
    Brava Valentina.
    Mi piace leggerti, a scrivere quando mi è possibile, sì, ci sono ancora gli altri giri che recuperò strada facendo.
    Ma il compleanno di questa giostra!!!
    Siamo in aprile, va per il secondo anno.
    Auguri a te ideatrice e curatrice, un pezzo di torta da condividere insieme a te e noi, i tuoi lettori.
    Auguri di tanti giri ancora, e poi ancora.
    Abbraccio alla giostraia.

    • Buongiorno Caro Michele, eccomi qua, finalmente ho il tempo per rispondere.
      “Qualcuno le pulizie dovrà pure farle”, eh sì, questo inconscio fa “il lavoro sporco, scomodo”, o forse il più importante?
      Lui si prende la briga di gestire il nostro vissuto, di provocare o scuotere la nostra coscienza, proprio quando non ce l’aspettiamo, proprio quando non vorremmo, proprio, però, nel momento più opportuno, lui si prende cura di noi in effetti.
      Che nello questo detto popolare:”fai del bene è scorda, fai del male è pensaci”, l’avevo scordato, ma dovremmo proprio fare così, vedi? l’antica saggezza popolare non dovrebbe andare persa, è una guida preziosa.
      Esatto, le pulizie arrivano sempre!!!
      Cosa posso aggiungere?
      Mi hai fatta commuovere, ti sei ricordato!!
      Eh sì, è passato il secondo compleanno della giostra, pensa, sono talmente “in corsa” che me ne sono accorta il giorno dopo, quando ormai tutto era passato, questo è stato un compleanno “in sordina”, ma non sai quanto mi hai resa felice perché te lo sei ricordato!!!
      Due anni assieme, tu sei salito subito sulla giostra, due anni di “lettere” scambiate, due anni di racconti e discorsi approfonditi, non sono pochi, passo dopo passo il tempo è avanzato e dire che cominciai il tutto quasi “per gioco”.
      Mi domando se avrò sempre “ispirazione”, confesso che ci sono settimane in cui non scrivo e recupero racconti “lasciati da parte”, in quelle settimane mi assale il timore di essere giunta al punto di “esaurimento”, alla fine, poi però recupero sempre, sono contenta di questa giostra, senza di lei non ti avrei mai incontrato!
      Grazie per questi preziosi auguri, questo secondo anno doveva essere festeggiato così, solo tra i più affezionati: in famiglia.
      Ti auguro un buon lunedì di lavoro e un buon primo maggio, una festa che spero non perda il suo significato!
      Un grandissimo abbraccio e una fetta di torta 😉
      La giostraia.
      Valentina

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