La dimensione della speranza

Tempo stimato di lettura: 3 minuti.

***

Come tutti credeva che la speranza fosse qualcosa di lontano, di astratto, qualcosa che neanche si potesse pensare, ma che si percepisce.

Se ne sente la presenza, ma non la si pensa davvero, semplicemente c’è, è lì, e finché c’è, allora: “va’ tutto bene, non si è ancora buttata la spugna”.

“Va tutto bene”.

Questo stava pensando.

Lei era lì: la speranza.

Come faceva a saperlo?

Perché lui l’aveva vista, ne aveva potuto scorgere i bordi, la dimensione, la misura.

Non avrebbe mai creduto di poterlo fare, invece l’aveva stretta, sentita sotto le dita.

L’aveva riconosciuta subito.

Dove?

In un desiderio, nel suo desiderio.

Questa è la speranza, un desiderio che dal cuore si affaccia al mondo, bussa, con calma, affiora nella mente e si trasforma in lei, nella speranza.

Sorrideva.

Gli occhi nocciola erano rivolti al cielo.

L’aria leggera della notte estiva gli stropicciava i capelli.

La maglietta di cotone, i pantaloni corti, non li sentiva più addosso, non sentiva più caldo.

Non sentiva altro se non lo stupore, per averla finalmente incontrata, per aver capito che finché avesse avuto la capacità di esprimere un desiderio, lei ci sarebbe stata, lei non l’avrebbe abbandonato.

Solo con lei avrebbe avuto il coraggio di continuare il suo cammino, la sua vita, la salita, nulla era semplice, non lo è mai, ma finché c’è speranza, la vita avrà sapore e lui quel sapore lo voleva assaggiare tutto.

Non era un ricco dirigente.

Non era come alcuni dei suoi coetanei, “già arrivato”.

Non aveva il papà ricco, l’aveva operaio.

Però si era laureato, magari avrebbe fatto altro nella vita, non avrebbe poi sfruttato quella laurea, ma ora l’aveva, quindi si sentiva un po’ più orgoglioso.

Guardava quella lanterna di carta, volare sempre più in alto, diventare un piccolo puntino lontano.

Guardava la speranza raccogliere il suo desiderio e promettergli che ci sarebbe ancora stata, che se lui si fosse impegnato non l’avrebbe abbandonato.

“Fai volare il tuo desiderio”.

Questo diceva la confezione della lanterna di carta bianca che aveva stretta fra le mani.

56×23 cm.

Diceva anche questo la confezione, era la misura della lanterna.

Suo padre gliel’aveva regalata dopo aver festeggiato la laurea, lui aveva riso, avrebbe davvero dovuto esprimere un desiderio per farlo volare?

Non era più un ragazzino, suo padre lo sapeva, ma sapeva anche che i desideri sono la fiamma che mantiene viva la speranza, così gli aveva messo quella lanterna di carta fra le mani e l’aveva accesa.

Lui l’aveva osservata gonfiarsi d’aria, prendere forma, l’aveva sentita sotto le dita: la spinta.

La lanterna voleva volare.

Non ci aveva pensato e l’aveva fatto, vi aveva racchiuso dentro il suo desiderio più grande, poi l’aveva vista arrivare, la speranza, la sua speranza.

L’aveva guardata prendere il volo, salire in alto nel cielo, diventare piccola scintilla, farsi stella.

Suo padre non gli aveva dato la sicurezza di un illustre impiego.

Suo padre gli aveva mostrato la dimensione della speranza: 56×23 cm.

I risultati che avrebbe raggiunto in futuro sarebbero dipesi da lui, ora lo sapeva.

La speranza non ce la possono regalare gli altri, dipende tutto da noi, prendiamo tutti i nostri desideri ed esprimiamoli un poco per volta, in modo che ci sia sempre e non ci abbandoni, ci guidi.

Del resto, è la speranza di un futuro migliore che domina il mondo.

Il giostraio ti propone un brano da ascoltare dopo la lettura.

883 – Nord sud ovest est:

 

4 commenti su “La dimensione della speranza

  1. Come sempre bellissime parole. La speranza, è vero, non bisogna mai perderla. Grazie per le tue riflessioni. A presto. Fede

    • Grazie infinite!!
      Poi ieri era anche il mio compleanno, quindi un giro di giostra speciale, al prossimo giro, un abbraccio :-*

  2. Michele L'Erario

    “Finché avesse avuto la capacità di esprimere un desiderio, lei ci sarebbe stata, non l’avrebbe abbandonato, lei, la speranza”.
    “Fai volare il tuo desiderio”
    Questo era il messaggio impresso sulla lanterna, regalo di suo padre.
    Questa confezione tenuta tra le mani, la lanterna una volta accesa, la vedeva gonfiarsi, pronta per prendere il volo, sentiva quella spinta sotto le dita, pronta la lanterna per svincolarsi dalle mani e prendere il volo.
    ” Esprimi e fai volare il tuo desiderio”
    Una volta espresso il suo desiderio e lasciata in volo la sua lanterna, è stato un attimo, il tempo di vederla in volo sotto la spinta della fiamma.
    È stato un attimo, ma sufficiente a percepirla tutta.
    Lei era lì, tra le sue dita, l’aveva stretta tra le mani, aveva percepito la sua dimensione, la sua misura, quella indicata dalla confezione.
    Lei era la sua speranza.
    In quell’attimo era riuscito a percepire la sua speranza in tutta la sua dimensione.
    Trattenuta dalle sue mani questa era la sua speranza: la capacità, la possibilità, l’impegno, la tenacia, la forza di poter realizzare il suo desiderio.
    Cara giostraia, ho fatto un riassunto, una sintesi a questo tuo racconto “sulla speranza”.
    Sì, è vero tutti sappiamo cosa essa sia, tutti la percepiamo, solo lei è capace di spingerci verso un futuro migliore.
    La speranza ci dà la forza, ma sono i nostri desideri che alimentano in noi la speranza stessa.
    Il desiderio di cambiare, di raggiungere un obiettivo, nutre in noi la speranza di riuscirci un giorno con le proprie forze.
    Tutto questo è il messaggio del tuo racconto, che condivido e adesso lo faccio mio.
    Come tu stesso hai scritto, sappiamo tutti cosa sia la speranza e hai parlato di dimensione, ci hai fatto percepire la speranza come dimensione, la dimensione 56*23 cm; quella della lanterna.
    Ora non é che quella sia la dimensione universale della speranza, che valga sempre per tutti.
    Questo significa che ognuno potrebbe dire la sua sulla dimensione della speranza e non condividere la dimensione espressa dagli altri.
    Apprezzo molto questo racconto, ancora una volta per la tua originalità!!
    Sei partita da ciò che é definito materialmente a ciò che è astratto, concetto, valore universale.
    È stato tutto un attimo.
    In quell’attimo, il tuo protagonista pur avendo tra le mani una lanterna di carta “dimensionata” ha percepito ciò che di più grande esiste per tutti, la speranza “di riuscirci” nella propria vita.
    A presto giostraia.

    • Il Giostraio

      Buongiorno caro Michele,

      Sarò sincera, ho terminato di leggere questo tuo commento accompagnata dall’emozione, un’emozione che mi ha lasciata con gli occhi lucidi per la commozione.
      Ebbene sì, quando qualcosa sfiora il mio “intimo” quel tanto in più: mi emoziono.
      Perché, soprattutto per il traguardo raggiunto durante la scorsa estate, questo giro sulla speranza è intimo, personale, mi coinvolge, perché lei mi accompagna nelle “nuove avventure” che hanno avuto inizio dopo la laurea.
      Mi ha commossa la tua analisi del testo, il tuo riassunto, il focalizzare l’attenzione sul senso della “dimensione”, che ha fatto da “ponte” tra il concreto- tangibile e l’astratto – idealizzato.
      Sono così contenta che tu abbia apprezzato quanto giro, perché diciamolo, vi ho nascosto la mia speranza, probabilmente la mia speranza ha la dimensione di questo giro di giostra, ecco, vedi? Ogni speranza ha una dimensione diversa, unica.
      Grazie per queste tue parole, un abbraccio, presto risponderò anche all’altro tuo commento, ora, pur troppo, ho finito il tempo le la “nostra pausa”.
      A presto.
      Con grande affetto, la giostraia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.